Il Nuovo Partito d’Azione (la più giovane e recente formazione politica del centrosinistra)
lancia una Campagna nazionale per l’introduzione del Reddito Minimo Garantito anche in Italia. In buona parte dell’Europa (ma non in Italia e in Grecia...) il Reddito Minimo Garantito è un operante ed efficace strumento per combattere la povertà estrema. L’adozione del R.M.G. costituirebbe anzitutto una fondamentale garanzia a favore del diritto alla dignità e alla vita. Tali diritti sono stati sanciti dalla Costituzione italiana e da tutti i documenti dell’Unione Europea. L’introduzione del Reddito Minimo Garantito costituirebbe non una misura assistenziale (dell’assistenzialismo di Stato hanno beneficiato ben altre categorie), ma una elementare misura di salvaguardia sociale per impedire che milioni di cittadini italiani cadano o permangano nel baratro della disperazione e della miseria. Il RMG è anche un efficace misura di redistribuzione delle risorse. Esso supporterebbe, nel momento della peggiore crisi economica e sociale dal secondo dopoguerra, la “domanda”. Inoltre, in molte zone del Sud costituirebbe un potente deterrente all’illegalità, un deterrente che permetterebbe a molti giovani di sfuggire all’arruolamento nelle file delle varie mafie. Il RMG sarebbe anche un rilevante fattore di dinamismo sociale ed economico. Esso eroderebbe la malvagia forza del ricatto di un vasto ceto imprenditoriale che prospera esclusivamente sullo sfruttamento, sulla disperazione sociale, sulla precarietà. A chi non vuol il RMG perché dice che bisogna dare posti di lavoro possiamo obiettare che già prima della crisi capitalistica e finanziaria attuale non c’era lavoro per tutti. Né la piena occupazione è una prospettiva realistica per il futuro, dal momento che interagiscono anche altri fattori negativi e strutturali come la globalizzazione delocalizzante e come la crescente automazione. A chi teme che con il RMG un giovane non abbia più voglia di lavorare obiettiamo che il RMG non basta a vivere bene ma solo a non morir di fame e che tutti i Paesi che hanno più occupazione e più crescita sono proprio quelli dove il RMG è una tranquilla e civile acquisizione ormai da decenni. A chi obietta che non ci sono soldi per finanziarlo facciamo notare che i soldi si possono trovare senza gravare sulla collettività sia tagliando una pletora di spese improduttive, sia recuperando evasione, sia razionalizzando ciò che già si spende (e si spende male) per le politiche sociali.
Per finanziare il Fondo Reddito Minimo Garantito e per creare un nuovo Welfare equo e moderno servirebbe una cifra minima sui 20 miliardi di euro all’anno. Questo Fondo verrebbe ripartito secondo il seguente budget di spesa;
a) Reddito Minimo Garantito - RMG per 2.000.000 di disoccupati selezionati tra i cittadini italiani residenti che, a partire dai 30 anni e dopo 2 anni di iscrizione obbligatoria all’agenzia dell’Impiego (per almeno 10 profili professionali), non abbiano trovato ancora lavoro. E’ necessaria a tale scopo anche una riforma del collocamento. La scelta delle persone che accedono a tale opportunità viene fatta in base a parametri tipo ISEE o ISSEU, ponderato con un coefficiente legato al costo della vita nelle diverse zone d’Italia. Ai disoccupati verrebbe versato un sussidio esentasse di 400 euro al mese, aggiornato periodicamente in base al costo della vita. Per questa misura verrebbero utilizzati dieci miliardi su venti dell’intero Fondo.
b) Esercito del lavoro - Oltre a questi 400 euro, i disoccupati che, attraverso un costituendo Esercito del Lavoro (una reinterpretazione di una vecchia ma validissima idea di Ernesto Rossi), accettino di prestare la loro attività lavorativa a favore dello Stato (con costi del lavoro calcolati al 50% di quelli del pubblico impiego) e per non più di due settimane al mese potranno ricevere una entrata extra (aggiuntiva al RMG) sotto forma di reddito da lavoro nella misura di non più di 200-300 euro mensili, in proporzione al numero di ore di servizio prestate nell’Esercito del Lavoro (quest’ultimo sarebbe finanziato dallo Stato ed adibito ad una serie di mansioni specifiche non solo a favore dello Stato ma anche di privati). Lo Stato potrebbe inoltre pagare le prestazioni di tali disoccupati nei confronti di privati attraversi dei “buoni lavoro” appositi, già per altro presenti per determinate categorie di impiego. Per l’Esercito del lavoro verrebbero impiegati gli altri 10 miliardi su venti, derivanti dal recupero aggiuntivo dell’evasione.
c) Redditi marginali - I disoccupati inseriti nel programma RMG potrebbero integrare i loro redditi con forme “marginalissime” di auto-impresa: se usufruiscono soltanto dell’RMG potranno fatturare fino a 10 mila euro annui. Se invece usufruiscono anche del massimale di ore impiegate nell’Esercito del lavoro, potranno fatturare fino a 6 mila euro annui. Su queste cifre tutti pagheranno un’aliquota IRPEF del 5% e saranno esenti dai contributi INPS.
Invece sul fronte del budget di entrata avremmo le seguenti voci;
a) Fondi stralciati dall’inutile e inquinato uso delle doti formazione nella Formazione Professionale; 3 mld. e dai budget già in essere degli Enti Locali.
b) Fondi derivanti dalla metà del recupero aggiuntivo dell’evasione fiscale; dai 5 ai 10 mld.
c) Fondi derivanti dalla abolizione dei privilegi fiscali al Vaticano ed alla Chiesa (stima 4 mld.)
d) Fondi derivanti dalle destinazioni dell’8 per mille sotto la voce RMG E NUOVO WELFARE (stima 2 mld).
e) Contributo di solidarietà da parte delle Fondazioni Bancarie; 1 mld.
Se queste voci non bastassero a raggiungere la cifra annuale necessaria per tutta la manovra si potrebbe pensare anche ad una tassa anti-delocalizzazione.


Nuovo Partito D'Azione
Direzione Politiche Sociali

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diritto alla dignita', giustizia sociale, nuovo partito d'azione, reddito minimo garantito, rilancio economico, welfare

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