ART. 21 L. PROFESSIONALE E NUOVO REGOLAMENTO DI PERMANENZA NELL’ALBO PROFESSIONALE, CANCELLAZIONE DA PARTE DEI CONSIGLI DELL’ORDINE, INCOSTITUZIONALITA’ ED ILLEGITTIMITA’ DELLA NORMA DE IURE CONDENDO. firma ora

Ilustrissimo Consiglio Nazionale Forense (di seguito CNF), Lawyers for Human Rights, libera associazione di Avvocati per la tutela dei diritti civili, nata alcuni anni fa' nanti al Notaio Pulvirenti in Parma, si permette di rivolgersi a Codesto On.le Consiglio ed agli Avvocati italiani, quale portavoce dei suoi consociati e di molti giovani avvocati, per rilevare quanto segue:   È stato di recente presentato a Codesto On.le Consiglio lo schema di  <<Regolamento recante disposizioni per l'accertamento dell'esercizio della professione, a norma dell'articolo 21, comma 1, della legge 31 dicembre 2012, n. 247>>.   A tal proposito è previsto che Codesto Ill.mo Consiglio debba rendere parere entro il 21/3 in ordine alla compatibilità dell’emanando Regolamento con i criteri di esercizio della professione forense. Si chiede qui che Codesto On.le Consiglio Nazionale, dopo aver verificato i pareri di tutti i Consigli distrettuali, voglia esprimere parere negativo. L'art. 33 della Costituzione subordina infatti l'esercizio della professione forense al solo superamento dell'esame di Stato per l'abilitazione. Qualunque norma di rango inferiore che subordini l'esercizio ovvero la permanenza nell'Albo ad ulteriori requisiti non può non porsi, a priori, in inevitabile contrasto con la nostra Carta Costituzionale. Lo schema di regolamento prevede invece otto punti, oltremodo generici ed illogici, che rappresentano altrettanti requisiti estranei al tessuto costituzionale. In particolare, l'art. 2, comma 2 prevede che la professione forense sia esercitata in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente solo se sussistono e congiuntamente i seguenti requisiti: •a) essere titolare di una partita IVA attiva; •b) avere l'uso di locali e di almeno un'utenza telefonica destinati allo svolgimento dell'attività professionale, anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi; •c) avere trattato almeno cinque affari per ciascun anno, anche se l'incarico professionale è stato conferito da altro professionista; •d) essere titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata, comunicato al consiglio dell'Ordine; •e) avere assolto l'obbligo di aggiornamento professionale secondo le modalità e le condizioni stabilite dal Consiglio Nazionale Forense; •f) avere in corso una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall'eserciziodella professione; •g) avere corrisposto i contributi annuali dovuti al consiglio dell'ordine; •h) avere corrisposto i contribuiti dovuti alla Cassa di Previdenza Forense. Ebbene, non risulta costituzionalmente possibile impedire a priori l'esercizio della professione forense a chi – dopo aver ottenuto l'abilitazione alla professione, costituzionalmente richiesta – non sia in possesso di un telefono, di un ufficio (una stanza o una linea condivisa con altri avvocati indipendenti sarebbe dunque sufficiente?) o non abbia il patrocinio di almeno cinque affari, senza peraltro specificare se detti affari siano da ritenersi contenziosi o meno. L’Avvocato ha difatti il diritto-dovere di svolgere attività stragiudiziale, essendo anzi ciò utile ove si consideri la natura deflattiva del contenzioso che tale attività indubbiamente possiede, ovvero di svolgere attività di collaborazione con grandi studi legali che si avvalgano della sua competenza. Inoltre si tratta con evidenza di un'indagine sul volume d'affare dell'avvocato e pertanto sul redditto. Sembra dunque che il legislatore, sostituendosi alla Costituzione ed al mercato, confonda esercizio della professione con successo professionale. Difatti, se da un lato l'art. 21 L. 24//12 stabilisce che ai fini dell'accertamento dei requisiti della continuità professionale non rileva il parametro reddituale, dall'altra la necessaria prova dell'adempimento del pagamento di assicurazione professionale, contributo Ordine e soprattutto della Cassa Forense, ai fini della permanenza nell'Albo, dimostrano il contrario. Si tratta infatti di omissioni che portano già di per sé conseguenze di natura disciplinare e fiscale. La relazione di accompagnamento peraltro giustifica tali oneri per il funzionamento degli stessi enti, sebbene si tratti di somme che sono esclusivamente necessarie a garantire il pensionamento di coloro che esercitano. Anche l'obbligo dell'aggiornamento professionale è sanzionato disciplinarmente allo stesso modo della pec, la cui mancata indicazione è sanzionata perfino processualmente. Eppure detti obblighi indicati negli otto punti devono sussistere congiuntamente. Che difetti uno o tutti, la sanzione resterebbe comunque la stessa, ovvero l'incostituzionale cancellazione. A risentirne sarebbero in primo luogo i giovani avvocati con reddito basso, impossibilitati a onorare contemporaneamente ciascuno degli obblighi, a scapito degli studi legali ad alto reddito, in un momento di gravissima crisi della categoria, con drastico calo dei redditi, costante aumento della pressione fiscale e dei costi di esercizio della professione. Il requisito del reddito pertanto, uscito dalla porta, è rientrato dalla finestra. Impossibile poi non esprimere quantomeno perplessità circa il procedimento di cancellazione e reiscrizione. Verrebbe prima richiesto il pagamento in un dato termine? Resta possibile la rateazione? Che ne è di chi ha rateizzato in tre anni ma non riesce a pagare l'anno in corso? E come si prova di avere di nuovo i requisiti del patrocinio di cinque affari o dei crediti formativi durante il periodo di cancellazione ? E come pagare la quota annuale di Cassa e Ordine se non si è più iscritti? Sembra che per gli Avvocati e solo per essi, il principio dell'uguaglianza e della Capacità contributiva non sussistano. Sullo sfondo sembra apparire la volontà di ridurre il contenzioso letteralmente falciando il numero degli Avvocati, ritenendoli responsabili del male atavico della lunghezza e dell'accumulo di un contenzioso non certo imputabile al numero degli Avvocati, ma alla scarsa volontà di un cambiamento veramente strutturale del Sistema Giustizia. Scarsa volontà già manifestata dall'aumento vertiginoso dei contributi unificati, che ha già quasi vanificato il diritto di difesa e di accesso ai tribunali, in totale spregio dei diritti fondamentali dell’individuo scolpiti nella Carta Europea dei Diritti dell’Uomo. L'associazione Lawyers for Human Rights si riserva dunque di promuovere uno Sciopero a tutela della categoria, in quanto siamo al cospetto di una riforma che, se mantenuta tale, andrà ineluttabilmente a danneggiare migliaia di professionisti e provocherà l'effetto contrario di quello forse voluto: innumerevoli contenziosi sul piano interno ed internazionale, apparentemente e del tutto fondati. In particolare, questo appello che si rivolge all’Ill.mo Consiglio Nazionale Forense intende tutelare migliaia di giovani avvocati i quali si troverebbero impossibilitati ad esercitare la professione, vanificando anni ed anni di studio e sacrifici. Chi pagherà poi la pensione degli odierni professionisti se i Giovani saranno cancellati in massa? I Giovani anche nella professione forense, anche per il principio di colleganza, sono da considerarsi una risorsa e non un male, nella prospettiva più dinamica di nuove opportunità di esercizio della professione, così come accade già nei paesi d’oltralpe e nel mondo. Quanto sopra vale anche come espressione della necessità di ridimensionamento della nuova previsione dell’Avvocato specializzato, a favore di un concetto di multidisciplinarietà del professionista, in grado di tutelare appieno ed in maniera ottimale le esigenze del privato. Sarebbe invece auspicabile che si provveda ad una sanzione disciplinare minima verso coloro i quali sono in ritardo o comunque non ottemperino correttamente agli oneri previsti. Secondo AIGA, il rischio di cancellazione riguarda circa 56.000 professionisti. L'Associazione ribadisce pertanto un fermo NO ad una riforma che si pone contro la Costituzione, stronca le aspettative dei nuovi e giovani iscritti, vanifica l’accesso ai Tribunali da parte dei cittadini, introduce un potere sanzionatore ulteriore e diverso degli Ordini degli Avvocati, rende gli stessi Ordini sostituti di Equitalia. Piaccia dunque all’adito CNF tenere conto di quanto sopra e rendere parere negativo sulla proposta di Riforma.   Distinti saluti, Avv. Claudio Defilippi   Presidente LAWYERS FOR HUMAN RIGHTS

 

 

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Claudio DefilippiDa:
Giustizia, diritti e ordine pubblicoIn:
Destinatario petizione:
Consiglio Nazionale Forense, Via Arenula, 71 – 00186 - Roma Email: affarigenerali@pec.cnf.it

Sostenitori ufficiali della petizione:
Lawyers for Human Rights, libera associazione di Avvocati per la tutela dei diritti civili

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